Plastica riciclata per alimenti: il riciclo secondo la FAO dovrebbe essere fatto con tecnologie avanzate per essere sicuro. Ad evidenziare le sfide è il rapporto “Food safety implications of recycled plastics and alternative food contact materials” secondo il quale è necessario bilanciare la sostenibilità ambientale con la sicurezza alimentare globale.
Standard globali e valutazione del rischio chimico per tutelare consumatori e ambiente
L’aumento del mercato del packaging alimentare – proiettato a superare gli 815 miliardi di dollari entro il 2030 – rende urgente la creazione di standard internazionali armonizzati per garantire che la plastica riciclata non contamini i cibi che consumiamo.

Il dilemma: benefici ambientali vs. rischi chimici
L’uso crescente di plastica riciclata nei materiali a contatto con gli alimenti (FCM) offre benefici ambientali chiari: riduce la plastica vergine, abbattendo l’impronta di carbonio e contrastando l’accumulo globale di rifiuti plastici. Tuttavia, il processo di riciclo introduce rischi specifici. La plastica da riciclare proviene da fonti eterogenee e, durante il trattamento, possono accumularsi contaminanti chimici dannosi: residui di sostanze tossiche, metalli pesanti o additivi degradati.
Il timore principale espresso dalla FAO è la migrazione chimica: queste sostanze possono trasferirsi dal packaging riciclato direttamente all’alimento, con potenziali impatti sulla salute pubblica. Per questo motivo, gli obiettivi ambientali devono essere perseguiti in parallelo con la tutela della salute, garantendo che la transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili non generi nuovi problemi di sicurezza alimentare.
Plastica riciclata per alimenti: la necessità di standard globali armonizzati
Attualmente, le normative sulla plastica riciclata a contatto con gli alimenti variano enormemente tra paesi: l’Europa, ad esempio, applica regole severe guidate dall’EFSA, mentre altre regioni dispongono di quadri normativi meno sviluppati. Questa disparità crea due rischi: blocchi commerciali per alimenti confezionati e, peggio, l’esportazione involontaria di rischi sanitari verso paesi con controlli meno rigorosi. La FAO sollecita quindi discussioni presso la Commissione del Codex Alimentarius – l’organismo intergovernativo FAO/OMS che definisce standard alimentari internazionali – per sviluppare linee guida globali armonizzate. Tali standard consentirebbero valutazioni del rischio scientificamente solide, garantendo produzioni sicure e tutelando il commercio equo.
I numeri del mercato e le priorità operative
Il mercato globale del packaging alimentare, stimato a 505,27 miliardi di dollari nel 2024, è proiettato a raggiungere 815,51 miliardi entro il 2030. Snacking, pasti pronti, fast food e bevande imbottigliate guidano questa crescita, alimentata da cambiamenti negli stili di consumo. Se una quota significativa di questo volume si sposterà su materiali riciclati o alternativi (bioplastiche, carta trattata), i sistemi di vigilanza sanitaria dovranno evolversi alla stessa velocità.
Il rapporto FAO individua tre priorità operative:
- Controllo dei flussi di rifiuti: sistemi di smistamento e pulizia efficaci per separare gli imballaggi alimentari prima del riciclo, utilizzando codici di identificazione delle resine.
- Rimozione dei contaminanti: processi di riciclo specificamente progettati per FCM, capaci di eliminare sostanze chimiche pericolose.
- Metodi analitici validati: sviluppare tecniche affidabili per rilevare micro- e nanoplastiche negli alimenti, colmando un vuoto normativo che oggi impedisce di quantificare con precisione il rischio per la salute umana.
In sintesi, la transizione verso packaging più sostenibili è inevitabile e necessaria, ma richiede un approccio integrato: innovazione tecnologica, regolamentazione armonizzata e valutazione del rischio rigorosa per proteggere contemporaneamente pianeta e consumatori
Jacopo Setti è esperto in Business Development nell’ambito retail. Laureato in economia, con oltre dieci anni di esperienza in vari settori di vendita al dettaglio come Food & Beverage, Beauty e beni di largo consumo, Jacopo Setti ha maturato le sue competenze nel ruolo di commerciale estero e business developer in Italia e altri paesi europei ma anche a livello globale negli Stati Uniti e in Cina. Oggi Jacopo Setti è responsabile dell’area business development e commerciale presso l’azienda di famiglia Bombonette S.p.A.
