Packaging ed economia circolare sono strettamente correlati: la gestione degli imballaggi, infatti, rappresenta una delle sfide principali per ridurre l’impatto ambientale e costruire sistemi produttivi più sostenibili. Le relazioni principali riguardano la riduzione degli sprechi, la progettazione del riciclo. l’incremento di materiali riciclati, programmi di recupero e riciclo, lo sviluppo di tecnologie innovative. Riguardo questo ultimo fattore, abbiamo visto come le soluzioni come RFID e smart packaging aumentino la tracciabilità e la trasparenza della filiera, facilitando la gestione e il recupero degli imballaggi nelle varie fasi della loro vita utile.
A tutto ciò andrebbe inserito anche il contrasto al greenwashing: un packaging realmente “circolare”, infatti, va oltre semplici dichiarazioni di riciclabilità. Un packaging circolare deve essere effettivamente riciclabile nel contesto locale, con infrastrutture adeguate, evitando così comunicazioni ingannevoli ai consumatori. Una recente indagine, commissionata da ClientEarth e condotta da Ipsos in Regno Unito, Polonia, Francia e Germania mostra ad esempio che le affermazioni di riciclabilità sulle confezioni di plastica ingannano i consumatori, inducendoli a pensare che tali prodotti siano ambientalmente positivi quando in realtà non lo sono affatto.
I punti chiave emersi dal sondaggio hanno così evidenziatto che:
- Oltre il 70% degli intervistati considera la plastica dannosa per l’ambiente.
- Quando vedono etichette come “completamente riciclabile” o “contiene plastica riciclata”, tra il 58% e il 72% percepiscono il prodotto come non dannoso, ma addirittura positivo per l’ambiente.
- La maggioranza (fino all’80% in Polonia e Germania, e tra 73-78% in UK e Francia) crede che la plastica con simboli di riciclo venga effettivamente riciclata correttamente se smaltita come indicato. Questo non è però realistico, perché la maggior parte della plastica finisce in discarica, viene incenerita o comunque non viene riciclata efficacemente.

Il problema evidenziato è che non esiste una vera economia circolare della plastica, poiché la plastica degrada con il riciclo e la capacità infrastrutturale per riciclare la plastica, in particolare gli imballaggi flessibili, è insufficiente o assente nella maggior parte dei luoghi. Solo circa il 9% di tutta la plastica mai prodotta è stata effettivamente riciclata. ClientEarth sottolinea che questi claim possono configurare una forma di greenwashing, ovvero una comunicazione ingannevole che fa sembrare i prodotti più sostenibili di quanto siano realmente.
Packaging ed economia circolare: un caso studio sulle soluzioni innovative
Avery Dennison – cosi come evidenziato da Procurement – sta promuovendo soluzioni innovative per la circular economy nel settore del packaging, focalizzandosi su etichette autoadesive “clean release” che facilitano il riciclo di materiali plastici difficili come PET e HDPE. Queste etichette permettono una migliore separazione dei materiali durante il processo di riciclo, migliorando la qualità della plastica riciclata e riducendo la necessità di materie prime vergini.
L’azienda ha lanciato il programma AD Circular, che raccoglie e ricicla i liner delle etichette (materiali di scarto come la carta glassine) in diversi paesi europei, contribuendo a ridurre significativamente i rifiuti destinati alle discariche e a promuovere un’economia circolare efficace nel settore packaging. Avery Dennison integra anche tecnologie RFID per confezioni intelligenti, migliorando trasparenza e tracciabilità della catena di fornitura, riducendo sprechi e ottimizzando la gestione degli imballaggi riciclabili o riutilizzabili.
L’azienda punta inoltre a raggiungere importanti obiettivi di sostenibilità entro il 2030, come l’uso di materiali riciclati o rinnovabili per il 100% delle etichette standard e la riduzione significativa dell’impatto ambientale delle proprie operazioni. In sintesi Avery Dennison agisce su più fronti per favorire il riciclo degli imballaggi, ottimizzare i materiali e sviluppare una filiera circolare con un approccio tecnologico e collaborativo con partner industriali e marchi.
Ultimo ma non importante è la trasparenza della supply chain e quindi l’utilizzo di soluzioni di etichettatura intelligente (smart labelling), permettendo di:
- Ottimizzare l’efficienza della supply chain e del lavoro
- Fornire trasparenza dell’inventario
- Snellire la logistica
- Ridurre gli sprechi
- Abilitare sistemi sostenibili di riutilizzo e ricarica
Jacopo Setti è esperto in Business Development nell’ambito retail. Laureato in economia, con oltre dieci anni di esperienza in vari settori di vendita al dettaglio come Food & Beverage, Beauty e beni di largo consumo, Jacopo Setti ha maturato le sue competenze nel ruolo di commerciale estero e business developer in Italia e altri paesi europei ma anche a livello globale negli Stati Uniti e in Cina. Oggi Jacopo Setti è responsabile dell’area business development e commerciale presso l’azienda di famiglia Bombonette S.p.A.
