Sostenibilità e innovazione dal mondo del packaging e dei sistemi espositivi
 

Sistemi espositivi 2026: dalla flessibilità alle logiche neuroestetiche

Sistemi espositivi 2026: da semplici supporti per la presentazione dei prodotti a strumenti strategici di comunicazione, relazione e raccolta dati. La convergenza tra sostenibilità, modularità, retail media e neuroestetica porta il punto vendita a diventare un vero canale media fisico, nel quale l’espositore contribuisce a costruire l’identità del brand e l’esperienza del consumatore.

Sostenibilità circolare e digital product passport

La progettazione dei sistemi espositivi si allontana progressivamente dalla logica usa e getta. Il focus si sposta su strutture riutilizzabili, riparabili e facilmente disassemblabili, con l’obiettivo di ridurre rifiuti, consumi di materia prima e costi legati ai frequenti cambi di campagna.

Tra le soluzioni più interessanti rientrano:

  • strutture mono-materiale in alluminio riciclato, acciaio o cartone strutturale non plastificato;
  • componenti separabili e sostituibili;
  • telai permanenti con grafiche intercambiabili;
  • materiali riciclati o provenienti da filiere certificate.

Il modello dei cosiddetti “Forever Frames” prevede l’utilizzo di telai fissi ai quali applicare skin magnetiche, pannelli o grafiche aggiornabili. In questo modo è possibile rinnovare l’impatto visivo dell’esposizione senza produrre ogni volta una struttura completa.

Anche il Digital Product Passport può assumere un ruolo importante. Il regolamento europeo Ecodesign prevede un’identità digitale per prodotti, componenti e materiali, accessibile attraverso un QR code o un altro supporto dati. Il DPP potrà quindi diventare uno strumento per documentare origine, composizione, durabilità e fine vita dei materiali utilizzati negli espositori, quando previsto dai relativi atti applicativi europei.

Sistemi espositivi 2026: modularità e configurazioni tool-free

Sistemi espositivi 2026 Jacopo Setti Bombonette news

La velocità dei cicli promozionali richiede sistemi espositivi capaci di adattarsi rapidamente a stagionalità, assortimenti ed eventi in-store. Per questo cresce l’interesse verso strutture modulari riconfigurabili senza attrezzi.

I sistemi “tool-free” utilizzano, ad esempio:

  • connessioni a incastro;
  • magneti industriali;
  • giunti snap-fit;
  • elementi componibili e intercambiabili;
  • kit di parti standardizzate.

Il personale del punto vendita può così modificare l’altezza dei ripiani, ampliare una composizione o trasformare un modulo lineare in un’isola espositiva senza ricorrere a interventi tecnici complessi.

La modularità non rappresenta soltanto un vantaggio operativo. Un espositore riutilizzabile in più campagne e formati ha una vita utile più lunga e può ridurre la quantità di materiali destinati allo smaltimento.

L’espositore diventa Retail Media

I sistemi espositivi nel 2026 entrano nel perimetro del Retail Media. Non è più soltanto un elemento passivo, ma uno spazio capace di trasmettere contenuti, raccogliere interazioni e valorizzare la presenza del brand nel momento decisivo del percorso d’acquisto.

In Italia, il mercato retail media ha raggiunto circa 510 milioni di euro nel 2024 e le stime indicavano un valore di circa 640 milioni nel 2025, con una crescita del 27%. Questa evoluzione favorisce l’integrazione di:

  • micro-schermi e display digitali;
  • LED integrati;
  • contenuti video aggiornabili da remoto;
  • prezzi e promozioni dinamiche;
  • recensioni e contenuti generati dagli utenti;
  • sensori per rilevare interazioni e tempi di attenzione.

QR code e tag NFC possono collegare l’espositore a contenuti di approfondimento, esperienze di realtà aumentata, informazioni sulla filiera o strumenti di personalizzazione. L’obiettivo non è aggiungere tecnologia in modo indistinto, ma creare un’esperienza digitale coerente con il prodotto e con il contesto del punto vendita.

Neuroestetica e quiet zones

Accanto alla componente digitale emerge una tendenza apparentemente opposta: la ricerca di ambienti più calmi, leggibili e meno sovraccarichi. Le logiche della neuroestetica influenzano il visual merchandising attraverso forme, colori, materiali e livelli di densità visiva capaci di favorire orientamento e comfort.

Le principali direzioni progettuali includono:

  • forme curve e biomorfiche;
  • materiali tattili e texture naturali;
  • palette desaturate, verdi morbidi e tonalità terrose;
  • maggiore spazio tra i prodotti;
  • composizioni asimmetriche ma facilmente leggibili;
  • illuminazione LED regolabile.

Le cosiddette “quiet zones” sono aree espositive a bassa densità, progettate per rallentare la percezione e concentrare l’attenzione su un numero limitato di prodotti. L’esposizione assume così una dimensione quasi museale: il prodotto non viene semplicemente accumulato, ma inserito in uno storytelling visivo.

Anche l’illuminazione diventa più dinamica. Sistemi programmabili consentono di modificare intensità e temperatura colore in base all’orario, alla stagione o alla campagna, mantenendo l’allestimento coerente senza sostituire l’intera struttura.

La direzione per i brand

I sistemi espositivi del 2026 richiedono un approccio progettuale integrato. La sostenibilità non può limitarsi alla scelta di un materiale riciclato, così come la tecnologia non dovrebbe essere inserita soltanto per rendere l’espositore più appariscente.

La soluzione più efficace combina:

  • progettazione circolare;
  • modularità e riutilizzo;
  • contenuti digitali aggiornabili;
  • tracciabilità dei materiali;
  • comfort visivo;
  • misurazione delle performance.

Il risultato è un espositore più flessibile, longevo e riconoscibile, capace di adattarsi ai cambiamenti del retail senza perdere coerenza estetica. Nel punto vendita del futuro, quindi, il sistema espositivo non sarà soltanto un elemento d’arredo: sarà una piattaforma fisica e digitale in grado di connettere prodotto, brand, dati e persone.

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Jacopo Setti è esperto in Business Development nell’ambito retail. Laureato in economia, con oltre dieci anni di esperienza in vari settori di vendita al dettaglio come Food & Beverage, Beauty e beni di largo consumo, Jacopo Setti ha maturato le sue competenze nel ruolo di commerciale estero e business developer in Italia e altri paesi europei ma anche a livello globale negli Stati Uniti e in Cina. Oggi Jacopo Setti è responsabile dell’area business development e commerciale presso l’azienda di famiglia Bombonette S.p.A.

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