Sostanze chimiche nel packaging alimentare come PFAS, bisfenoli, plastificanti e altre sostanze rilasciate da inchiostri, adesivi e rivestimenti sono sempre più al centro dell’attenzione di scienziati e autorità. Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto la presenza di una sostanza, ma soprattutto il livello di esposizione e le condizioni d’uso dell’imballaggio.
Perché il packaging alimentare è sotto esame
I materiali a contatto con gli alimenti comprendono molto più della plastica: rientrano nella categoria anche carta, cartone, metalli, vetro, ceramica, gomma, utensili e componenti utilizzati durante la lavorazione e il trasporto.
Questi materiali svolgono funzioni essenziali: proteggono il prodotto dalla contaminazione, ne prolungano la durata e contribuiscono a ridurre lo spreco alimentare. Per ottenere resistenza all’umidità, ai grassi, all’ossigeno o al calore possono però contenere additivi, rivestimenti, adesivi e inchiostri. In determinate condizioni, alcune sostanze possono migrare dall’imballaggio all’alimento.
La migrazione dipende da diversi fattori: temperatura, durata del contatto, composizione dell’alimento e superficie coinvolta. Il calore può accelerare il trasferimento di alcuni composti, mentre alimenti grassi o acidi possono interagire in modo particolare con il packaging. La semplice rilevazione di una sostanza, tuttavia, non significa automaticamente che l’alimento sia pericoloso: la valutazione deve considerare sia la pericolosità intrinseca sia la dose di esposizione.
PFAS e bisfenoli: le sostanze più discusse
I PFAS sono conosciuti come “sostanze chimiche eterne” per la loro elevata persistenza. In passato sono stati impiegati in carte e involucri resistenti ai grassi, oltre che in alcune applicazioni industriali. Dal 12 agosto 2026, il regolamento europeo PPWR stabilisce limiti specifici per i PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti: 25 ppb per il singolo PFAS, 250 ppb per la somma dei PFAS non polimerici e 50 ppm per il totale, compresi quelli polimerici.
Anche il bisfenolo A è oggetto di una stretta revisione normativa. L’EFSA ha rivalutato la sicurezza del BPA nel 2023 e la Commissione europea ha adottato, nel dicembre 2024, un divieto del suo impiego nei materiali a contatto con gli alimenti.

Cosa può fare il consumatore
Non è necessario evitare ogni alimento confezionato o demonizzare la plastica. È più utile:
- verificare che il contenitore sia adatto a microonde, freezer o alte temperature;
- rispettare le istruzioni del produttore;
- non riscaldare più volte contenitori monouso;
- sostituire gli imballaggi danneggiati o molto usurati;
- consultare fonti istituzionali e diffidare degli allarmismi sui social.
Innovazione e sicurezza
La sicurezza chimica sta influenzando anche il mercato delle chiusure per alimenti e bevande. Secondo IndexBox, il comparto delle chiusure ibride gomma-metallo potrebbe crescere con un CAGR del 4-6% tra il 2026 e il 2035. Questi sistemi combinano la tenuta elastomerica della gomma con la resistenza meccanica del metallo e sono utilizzati per conserve, bevande, prodotti hot-fill e altri alimenti.
La direzione per il settore è chiara e riguarda anche il controllo qualità nel food packaging: materiali più tracciabili, soluzioni prive di PFAS, design riciclabili e documentazione di conformità più trasparente. La priorità non è eliminare il packaging, ma renderlo più sicuro, circolare e coerente con le esigenze della salute pubblica.
Jacopo Setti è esperto in Business Development nell’ambito retail. Laureato in economia, con oltre dieci anni di esperienza in vari settori di vendita al dettaglio come Food & Beverage, Beauty e beni di largo consumo, Jacopo Setti ha maturato le sue competenze nel ruolo di commerciale estero e business developer in Italia e altri paesi europei ma anche a livello globale negli Stati Uniti e in Cina. Oggi Jacopo Setti è responsabile dell’area business development e commerciale presso l’azienda di famiglia Bombonette S.p.A.
